Esattamente un anno fa, sono stata scaraventata nel mondo degli altri...

...sì gli altri, quelli così vicini, tanto da poterli vedere con i tuoi occhi, ma che non possono toccarti.

Gli altri che hanno la sfortuna, la colpa, la disgrazia di vivere esperienze che non ti riguarderanno mai. Gli altri che non sono normali, sono diversi, diversi da te, dalla tua famiglia, dalle tue incrollabili sicurezze che niente e nessuno potrà mai mettere in discussione.

Mio marito Davide, un imprenditore di successo, io una madre e una casalinga serena, i miei figli, Paolo e Roberta, bravi ragazzi, con la testa sulle spalle e un futuro davanti a sé. Ma qualcosa, quel maledetto giorno, ha rotto il fragile vetro del quadretto di famiglia. Senza alcun preavviso, senza un segnale, senza pietà gli occhi di Roberta sono cambiati, si sono fatti più grandi, più profondi per urlare tutto il suo dolore, per gridare la sua angoscia di ragazzina sedicenne tossicodipendente.


Non potevo crederci, non volevo crederci, quella non poteva essere mia figlia… il suo dramma era il mio dramma, la sua croce era la mia colpa e, all'improvviso, tutta la mia famiglia si è persa nella paura, nella solitudine, nella sensazione di impotenza, di esclusione, di estraneità che paralizza ogni speranza, che congela il cuore e che ti ruba la forza di alzare lo sguardo oltre la tua sofferenza per fare l’unica cosa importante: chiedere aiuto. Un aiuto che ascolta, accoglie, cura, guida e salva, un aiuto che fa crescere e riconcilia le famiglie per il rientro a casa.

Questa è la mia lettera di Natale, e la voglio scrivere a te. A te che rappresenti quell’aiuto, a te che leggendo la mia storia, con grande coraggio, ti sentirai già parte del mondo degli altri, ti lascerai toccare nel profondo e sceglierai di trascorrere il Santo Natale in famiglia, attraverso un dono di vicinanza, umanità e solidarietà che ti porterà qui insieme a tutti noi, insieme a me, a Roberta, Paolo, Davide, a 1300 altri ragazzi... qui a San Patrignano”.

Silvia, mamma di Roberta

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